Americans

Viaggio negli States

Venerdì 25 Aprile 2008, le 5 del mattino: davanti alla Coop di San Giovanni Valdarno, un assonnato, ma entusiasta gruppo di 44 persone si presenta puntuale per salire sul pullman che lo porterà all’aereoporto di Roma.

Destinazione: Stati Uniti d’America.

Dopo le interminabili 9 ore di volo, tra sonnellini, qualche lettura, pasti pre-confezionati e litri di caffè americano, finalmente si atterra New York.
Appena scesi dall’aereo, le innumerevoli e lunghissime limousine bianche e i taxi gialli, ci fanno capire che siamo arrivati nella città in cui sono stati ambientati migliaia di film, che hanno reso la Grande Mela così familiare a noi e tutto il resto del mondo.
Lo skyine di New York che si apre pian piano davanti a noi provoca emozioni meravigliose, quasi si ha la sensazione di “esser tornati a casa”. Dopo aver lasciato i bagagli nelle bellissime camere dello Sheraton Hotel ci fondiamo tutti fuori a goderci il primo pomeriggio di gita.
Prima meta la Fifth Avenue e una passeggiata per vedere quante più cose possibili prima di andare a cena, al famoso Placet Hollywood situato nella luminosissima e coloratissima zona di Broadway.
Ce ne andiamo a letto cotti, dalle innumerevoli ore di viaggio e dal fuso orario.
La mattina dopo e quella successiva ad attenderci c’è la guida, che in lunghissimo percorso in pullman, con qualche fermata strategica in cui possiamo scendere a goderci ciò che stiamo visitando, ci fa vedere tutta New York.
Il Bronx, Harem, Brooklyn, Queens; passeggiata nel verde di Central Park; visita a Ground Zero, al porto e poi via per le strade di Manhattan. La sera New York si estende davanti a noi, illuminata, in tutta la sua bellezza, mentre ceniamo all’interno della nave da crociera che ci porta fino alla Statua della Libertà.
Putrtoppo la mattina dopo dobbiamo lasciare questa città che rimarrà per sempre nei nostri cuori, ma solo per raggiungerne una altrettanto bella: San Francisco. Ad aspettarci la guida che ci accompagnerà per tutto il resto del nostro viaggio: Janette.
Un’instancabile e sempre solare colombiana che ci racconterà storia e particolarità di tutti i posti che vedremo. Dopo altre sei ore di volo e altre tre messe indietro nell’orologio, arriviamo all’ora di pranzo, con un gran sole, nella baia di San Francisco.
Davanti a noi, in mezzo al mare, la famosa isola di Alcatraz, e dietro i palazzi alti centinaia di metri della città. Ma la sorpresa arriva la mattina dopo, quando la guida ci porta, sempre in pullman, a fare il giro della città. Ecco che finalmente ci troviamo nelle strade che abbiamo sognato di vedere fin dal giorno della nostra partenza: i caratteristici sali-scendi che fino ad allora avevamo visto solo nei film.
Centinaia di chilometri di strade che si estendono da una collina all’altra di San Francisco, su e giù, su e giù, ai cui lati vediamo case che sembrano quasi finte, in stile coloniale, colorate e sempre uguali. La sera ceniamo al famoso “Bubba Gump”, il locale dei gamberetti che troviamo nel film “Forrest Gump”, e poi via a letto per affrontare un’altra ‘levataccia’ pre l’ennesimo volo. Quando arriviamo all’aereoporto di Phoenix ci rendiamo immediatamente di aver cambiato del tutto zona dell’America.
Qui siamo in Arizona, luogo di deserti. Il clima è torrido, intorno a noi distese di terra rossa e cactus giganti. Il viaggio in pullman è bellissimo, i paesaggi che attraversiamo ci lasciano senza fiato, le strade sono lunghissime e dritte proprio come quelle che vediamo nei film.
Solo raramente c’è qualche traccia di vita umana, per il resto solo natura e niente più. Sedona, “la città dell’energia”, è una scoperta: la città si estende solo per qualche centinaia di metri, per il resto solo qualche market e silenzio. L’Hilton è immerso nelle sue rocce rosse, è come un’ oasi di pace e sembra avere un effetto benefico su tutti. La sera ci ritroviamo rilassati a parlare intorno ad un falò, in attesa di iniziare un bel sonno ristoratore e con la curiosità di vedere cosa ci attende la mattina dopo. Di buon ora lasciamo Sedona alla volta del Grand Canyon.
Le ore di pullman sono tante, ma non ci stanchiamo perché il paesaggio ci accompagna, scorrendo come un film fuori dai finestrini e cambia continuamente, catturando la nostra attenzione. Poi, all’improvviso, ci fanno scendere dal pullman e ci dicono di seguire un sentiero. la mèta è la più bella terrazza del mondo: quella sul Grand Canyon. La vista che si apre davanti a noi è indescrivibile a parole e anche le foto non potranno in seguito rendere a grazia a tanta bellezza.
E’ la manifestazione più potente della natura, una distesa di gole e precipizi scavati nella roccia colorata. Ci sentiamo quasi inermi davanti a tanta bellezza, una parte piccolissima e insignificante di un monumento naturale che ha incantato milioni di visitatori. Dedichiamo il pomeriggio ad una lunga passeggiata nelle sue insenature più praticabili, e ci limitiamo a contemplare in silenzio questa creazione divina.
La sera siamo intrattenuti a cena da un bello spettacolo di indiani d’America, che cantano e ballano secondo le loro tradizioni, poi andiamo a letto, stanchi ma felici. Il giorno dopo è la volta del Lake Powell, il lago dalle numerose insenature, lungo il quale vivono molte persone nelle case-barca. La sosta è breve, perché il mattino dopo ci attende la nostra ultima tappa: Las Vegas. Arriviamo nel pomeriggio e dopo tanto deserto e natura siamo quasi storditi dal ritrovare la civiltà e i palazzi. E che palazzi! Le costruzioni di Las Vegas ricreano intere città, o parte di esse e dei suoi monumenti più importanti: Roma, Venezia, Parigi, le Piramidi. Ovunque è uno scintillìo di colori.
Ai lati della strada le innumerevoli chiesette in cui le coppiette decidono di unirsi in matrimonio sono già piene di spose e invitati, davanti alle loro immancabile limousine. Il nostro hotel, l’Hilton, è mastodontico con le 3500 e passa camere a disposizione.
Lasciamo le valigie in camera e ci cambiamo per la cena, da consumare presto, perché la notte deve essere dedicata tutta alla visita della città più illuminata e colorata del mondo e dei suoi innumerevoli casinò. Camminare per Las Vegas di sera è inebriante, surreale.
Un flusso ininterrotto di persone invade le vie della città. Il tintinnìo delle slot machine risuona ovunque, fino a renderne le orecchie assuefatte. Lo sguardo vaga, quasi drogato da tante luci e tante cose da vedere. Tutti tentiamo la fortuna, ma solo pochi riescono a vincere qualcosa. E siccome la sveglia è alle 4 del mattino per ripartire definitivamente dall’America, decidiamo di non andare a letto e tirare fino a quell’ora.
Arriviamo alla colazione stremati, con le gambe e le facce distrutte, assonnati e rintronati da tanti stimoli visivi e uditivi. Le 9 ore del volo di ritorno sono peggio di quelle dell’andata. Perché siamo stanchi, si. Ma soprattutto perché la gita è finita. Questo meraviglioso viaggio, all’interno non solo dei paesaggi, ma della cultura e della gente dell’America è purtroppo giunto al termine. A consolarci restano i nostri ricordi e le migliaia di foto scattate durante questi giorni.
Ma resta anche la gioia di aver condiviso questo viaggio tutti insieme.
La scusa, nei mesi futuri, per ritrovarci a guardare le foto, a ridere e parlare di quanto siamo stati bene.

Alessia Gironi